La migliore canzone “old” è Illa di Mario Castelnuovo, al secondo posto Occhi di Delia Gualtiero

Fra le canzoni del passato (“old”) messe in gara lo scorso 9 febbraio da Musica & Contorni, è Illa a spuntarla, canzone dell’estate 1982 cantata da Mario Castelnuovo e arrangiata e prodotta da Amedeo Minghi.http://www.youtube.com/watch?v=Mn29PMy-LkI 

La migliore di 16 canzoni un po’ dimenticate e per parecchi di voi sconosciute, scelte fra quattro decadi: ’70 ’80, ’90 e ’00, che il nostro magazine blog ha voluto riporvi all’attenzione.

Al secondo posto troviamo Occhi di Delia Gualtiero, moglie di Red Canzian dei Pooh e madre della neo interprete della canzone italiana Chiara Canzian. Delia, dopo avere debuttato a Sanremo nel ’72, ha ottenuto particolare successo di critica e di pubblico con Occhi nel 1982. http://www.youtube.com/watch?v=A-wEyw71lsg

Tutt’oggi canta e negli anni ha inciso altri dischi, ma il mestiere principale della cantante è sempre stato quello di mamma e di moglie.

https://musicaecontorni.wordpress.com/2011/02/09/in-rassegna-16-canzoni-del-passato-da-riscoprire-e-votare/

https://musicaecontorni.wordpress.com/2011/02/09/presentazione-dei-16-brani-old-in-gara-fino-al-20-febbraio/

http://www.myspace.com/mariocastelnuovo

Mario Castelnuovo nasce a Roma il 25 gennaio 1955, da giovanissimo sfrutta la sua passione per il disegno facendo ritratti a turisti e passanti. Inizia a comporre musica durante gli anni universitari  mentre frequenta la facoltà di Lettere, dove approfondisce tra l’altro gli studi di letteratura francese. E’ attratto dal mondo magico della Chanson de Geste e dalla musica provenzale e celtica. Nello stesso periodo completa gli studi di chitarra e inizia a frequentare il Folkstudio.

Alla fine degli anni ’70 nascono le prime canzoni. Nel 1978 esce un 45 giri che lo vede come autore di una canzone in inglese intitolata “Woody Soldier”, cantata da Katy Stott, moglie di Lally Stott, ex cantante dei Motowns. Il primo 33 giri di Mario Castelnuovo, “Sette fili di canapa”, viene pubblicato nel 1982, preceduto dal singolo “Oceania” che vince la selezione organizzata dalla trasmissione televisiva “Domenica In”.

Lo stesso anno Castelnuovo partecipa al Festival di Sanremo, fra le nuove proposte, con la canzone “Sette fili di canapa”. “Penso mi credessero il fantasma di Sanremo” ricorda Mario divertito. In effetti quel brano usciva completamente dagli schemi classici della canzone da Festival e non fu assolutamente compresa soprattutto per via di un testo definito subito ermetico.

Il primo grande successo di Mario Castelnuovo resta “Oceania”. Il titolo racchiude già un meraviglioso senso di mistero, di sogno, e infatti “Oceania” vuole esprimere proprio il desiderio irrealizzato che ciascuno di noi racchiude in sè. E’ un testo che si basa su un’associazione di simboli e di immagini che cercano di esprimere, attraverso una musica strettamente legata alle parole, una fonte importante di visualizzazione interiore.

Perchè proprio la parola “Oceania”? – “E’ una parola che mi è sempre piaciuta e che se ci pensi bene non si pasteggia mai” – spiega Mario – “Io cercavo un significato lontanissimo che fosse allo stesso tempo vicinissimo così ho pensato ad Oceania, una parola che tutti conoscono perche non bisogna poi avere una profonda cultura geografica per sapete che esiste”.

Nel 1982 Mario inizia una tournée con Marco Ferradini e Goran Kuzminac. L’iniziativa è chiamata “Caserme aperte” ed è patrocinata dal Ministero della Difesa: suonano in tutte le caserme degli alpini, girando nei pulmini dell’esercito, con tanta gente che per la prima volta entrava all’interno di una struttura solitamente rigida come quella militare per vederli cantare. Il tour prosegue per tutta l’estate.

Il suo secondo album “Mario Castelnuovo” è l’album di “Nina”, la canzone forse più conosciuta, quella che ha riscosso il maggiore successo fra la gente e anche dal punto di vista discografico: “…quando proposi Nina mi rendevo perfettamente conto di avere scritto una canzone che poteva diventare il mio manifesto […] Dovetti combattere molto per andare a Sanremo con quel pezzo, e soprattutto per mettervi quell’arrangiamento molto classico, chitarra ed archi. Fu un successo incredibile…”.

E’ una storia d’amore molto semplice, che Mario racconta ogni volta con una profonda partecipazione, anche emotiva. Presentata al Festival di Sanremo del 1984, “Nina” ottine una buona posizione (sesta) nella classifica finale. La vittoria andrà ad Albano e Romina Power con “Ci sarà”. Non tutti gli addetti ai lavori si aspettavano però il successo di questo pezzo giudicato un po’ affrettatamente come accade spesso, troppo rarefatto e poco sostanzioso.

L’idea di far uscire un disco coraggioso come “E’ piazza del campo” (1985), terzo album di Mario Castelnuovo, nasce dall’esigenza di cambiare pagina; dopo “Nina” Mario si rende conto di non essere tagliato per il successo di massa, quello ingombrante, dei grandi numeri: “Ancora oggi sono innamnorato di questo disco”, dice Mario, “inciso tutto completamente in diretta, senza il supporto ritmico della batteria”.

Protagonista di “E’ piazza del campo” è la vita vissuta come una grande gara molto simile al palio di Siena. “Il palio di Siena mi ha sempre affascinato” dichiara Mario, “e in quella corsa così struggente io vedo regole molto simili a quelle che governano la vita di tutti i giorni, la vita è per me una grande gara in piazza con tante false partenze, con i suoi tradimenti, e le sue scorrettezze”.

La casa discografica credette talmente poco in questo album che non fece uscire neanche il 45 giri. Paradossalmente proprio quello che si preannunciava come il disco di Mario più impossibile trovò in seguito tante adesioni: “Le aquile” fu inserita nel film “I ragazzi della periferia sud” di Gianni Minello, già collaboratore di Pasolini, Gigliola Cinquetti riprese “L’uomo distante”, mentre “Palcoscenico” fu reincisa, alcuni anni dopo dai Baraonna.

Tra il 1986 e il 1988 insieme a Gaio Chioccio Mario scrive diversi pezzi per Paola Turci, con due dei quali, “L’uomo di ieri” e “Primo tango”, la cantante parteciperà al festival di Sanremo, vincerà il premio della critica e verrà regolarmente bocciata dalle giurie.
Nel primo disco di Paola Turci, Mario Castelnuovo suona la chitarra, canta e, in “Ritratti” esegue la parte della tromba con la sua voce.

Con Paola Turci non farà mai delle vere tournée, tuttavia Mario le farà un po’ da fratello maggiore, partecipando ad alcuni suoi concerti e comparendo insieme in televisione.

Nel 1987 è la volta di “Venere”, album prodotto da Fabio Liberatori e Gaetano Ria; il disco inizia con “Nobildonna”, una canzone “facile”, ideale per essere programmata in radio e in televisione. Chi aveva ancora nell’orecchio “Piazza del Campo” avrebbe, al primo approccio, storto un pochino il naso e avrebbe anche pensato a un… tradimento. “Nobildonna” è soltanto la voglia di dare spazio a un attimo di sonorità e di ritmica un po’ più corposa, pur parlando con lo stesso linguaggio di sempre.

Lo stesso anno Castelnuovo torna a Sanremo con “Madonna di Venere”: ancora una volta quindi con un testo di difficile interpretazione. “vissi quel ritorno con un certo malessere, mi rendevo conto di essere più vicino alla segretezza di Piazza del campo che ai fasti di Sanremo, ne avrei fatto volentieri a meno…”.

La canzone, uscita anche su 45 giri (sul retro “Rondini del pomeriggio”) ha dentro la sintesi di tutto quello che Mario ha fatto fino al 1987. Dalle venature intimistiche racchiuse soprattutto nei primi due dischi fino alle connotazioni acustiche del terzo album. “Madonna di Venere” esprime bene tutto questo e sintetizza anche il contenuto di “Venere”.

In questa maniera Mario si è ritagliato uno spazio tutto suo nel panorama della musica d’autore italiana, lontano da facili ammiccamenti e da elementi artistici poco originali e ripetitivi. La sua ricerca istintiva nel mondo della canzone lo ha condotto a rispolverare atmosfere intense e poetiche unendole a un’esposizione assolutamente personale. “Come tutti i cantanti d’atmosfera” – ha scritto Luzzato Fegiz sul Corriere della Sera – 19 aprile 1987 – “dotati di una comunicazione non dialettica, Castelnuovo ha un repertorio difficile da descrivere. Ma la nuova strada della canzone d’autore all’italiana potrebbe essere proprio la sua”.

La critica ha accolto favorevolmente “Venere”, un disco che “stravolge tutti i preconcetti e si presenta in una forma smagliante, lussuosa senza per questo turbare l’intimità di Mario, la sua emozione silenziosa da solitario” (dalla rivista musicale “Blu” numero 5, 1987).

Nel 1989 viene pubblicato “Sul nido del cuculo”, “…per questo disco presi letteralmente il titolo da un film che mi aveva impressionato molto (Qualcuno volò sul nido del cuculo, di Milos Forman) e anche la canzone omonina ha un contenuto estremo, parla di un tentativo di amore tra due personaggi cosiddetti diversi, che hanno dei problemi psichici, è una storia che ho immaginato in modo surreale, con le stelle che si accendono con un pulsante, come un presepe…”.

Questo album è stato il primo disco di Castelnuovo ad avere un discreto successo all’estero: in Germania il pezzo che piacque di più fu “Gli occhi di Firenze” che uscì anche come singolo. In Olanda andò molto “Via della luna”. Nei cori del disco canta anche Mariella Nava, allora agli inizi. Mariella fece una tournée con Mario esibendosi in uno spazio tutto suo, avendo così l’opportunità di far conoscere le sue canzoni.

Ultimo album per la RCA e ultimo disco di Castelnuovo in vinile è “Come sarà mio figlio”, del 1991, un lavoro che riassume 10 anni di carriera con l’aggiunta di tre pezzi nuovi. “I discografici volevano un’antologia di successi”, racconta Mario, “io invece, avevo una sorta di pudore per quei pezzi che erano riusciti di più, avrei voluto dare spazio a cose meno conosciute, ma non me l’hanno fatto fare”.

Il disco segna l’inizio di una lunga collaborazione con Fabio Pianigiani, col quale inciderà altri due album. Fu un album che piacque e dal quale vennero anche tratti due video.

Unico disco con la Cetra “Castelnuovo” (1993) è forse il lavoro più duro di Mario, anche se questa parola riferita all’artista potrebbe far sorridere. Fu realizzato da Fabio Pianigiani, che con le sue esperienze rock stimolò molto Castelnuovo. La musica segue con eleganza lo svolgere delle varie liriche senza appesantire ma lasciando che si crei una simbiosi parole-musica in modo naturale. Nessuna forzatura nel caratterizzare i brani, infatti le chitarre di Pianigiani, la batteria di Lanfranco Fornari, il basso di Mauro Formica e i cori di Camilla Antonella e Sara non prendono mai il sopravvento ma fanno parte di un insieme sonoro in perfetto equilibrio.

Il successivo disco “Signorine Adorate” fu inciso nel 1996 per un’etichetta tedesca (Jungle records), insieme a Pianigiani e a Maghenzani (allora produttore di Battiato), fu anche questo un lavoro minimalista in cui si è cercato di sfruttare certe possibiltià offerte dall’elettronica. Furono inseriti anche due brani registrati all’epoca di “Come sarà mio figlio”: “Il mago” e “Salomè”. In Germania uscì, oltre all’album, il singolo “Ma vie je t’aime” comprendente tre canzoni tra cui “Così sia”, brano non incluso nell’edizione italiana ma ora disponibile di importazione. Tra i brani: “L’oro di Santa Maria”, un ringraziamento alla vita che Mario incise dopo alcune vicissitudini personali, “Lettera dall’Italia”, “Leggimi nel futuro”.

Dopo “Signorine adorate”, oltre ad occuparsi della direzione artistica del festival “Cant’Autori di Silvi Marina”, che si tiene ogni anno a Silvi Marina, in provincia di Teramo, i primissimi giorni di Agosto, Mario ebbe due esperienze di collaborazione con artisti molto diversi tra loro. Una con Riccardo Fogli per l’album “Ballando” e l’altra con Rick Wakeman, mitico tastierista degli Yes, e con Mario Fasciano, che hanno inciso un suo pezzo, in napoletano, intitolato “Stella bianca”, tratto da un racconto di Domenico Rea. È stata un’esperienza molto particolare, in cui si sono sposate la villanella napoletana del Seicento, la ballata inglese, i suoni rock di Wakeman e la scrittura di Mario Castelnuovo.

Nel giugno del 2000, dopo alcuni concerti nei musei di Siena esce il nuovissimo album, “Buongiorno”, che vede il ritorno della collaborazione con Lilli Greco. Realizzato dallo stesso autore e da Alberto Antinori che ha curato, oltre che gli arrangiamenti, anche la registrazione del disco effettuata al Lilliput Studio, l’album esce in punta di piedi, quasi timoroso che potesse essere contaminato dal music business che tutto fagocita e tutto distrugge.

Dopo quasi un anno dalla sua pubblicazione e alcune vicissitudini riguardanti la distribuzione “Buongiorno” viene ristampato con l’aggiunta di un brano, “Il miracolo”, una favola surreale, scritto da Mario alcuni anni fa e che segna l’inizio della collaborazione con Ambrogio Sparagna.

L’11 settembre 2003, dopo una serie di concerti estivi in Toscana viene dato alle stampe un nuovo disco di Fabio Pianigiani che vede la partecipazione di Mario Castelnuovo nella stesura dei testi di 5 brani. Mario interpreta anche l’omonima canzone “Blu Etrusco” ed è presente, in seguito, in alcuni concerti per la presentazione di questo disco. Dello stesso anno la pubblicazione di un Compact Disc a cura della Rai che contiene le musiche della trasmissione in onda su Rai Tre “Alle Falde del Kilimangiaro” che vede Mario nell’insolita ed inedita veste di compositore di 4 pezzi strumentali: Danza in MI7, Isabella, Note lunghe, L’alba e il tramonto.

Del 2005 è il suo ultimo lavoro, dal titolo “Come erano venute buone le ciliegie nella primavera del ’42”.
Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo Il badante di Che Guevara. ( biografia tratta da www.biografieonline.it)

Delia Gualtiero

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