Dal Michigan Diane Birch

BIBLE BELT

Un certo appeal in un imprinting alla Aretha Franklin-Norah Jones, voce calda e tanto pianoforte: tredici pezzi di cui alcuni in modo particolare, molto legati alla tradizione dei grandi classici soul: il genere del primo disco di Diane, armoniosamente contaminato anche di pop, jazz e country.

Alex Simone

“Ho deciso di intitolare il mio album ‘Bilble belt’ perché sono molto religiosa, mio padre è un sacerdote della chiesa protestante, sono cresciuta nella fede ed è una cosa che mi appartiene, non può essere scissa da ciò che sono io. ‘

Bible belt’ indica anche il luogo da cui provengo, il Michigan, nonostante abbia passato gran parte della mia infanzia in Zimbawe, ci siamo trasferiti negli Stati Uniti quando avevo cinque anni. Questo disco è una sorta di album fotografico, una raccolta di istantantanee di momenti importanti della mia vita. ‘Nothing but a miracle’, ad esempio, parla dell’attimo in cui ti ritrovi in una storia d’amore e ti accorgi che i sentimenti non ci sono più.

Entri in un circolo dal quale non riesci più ad uscire, non riesci a lasciare quella persona, non ti senti più te stessa e piangi fino a consumare tutto il trucco che hai sul viso. Mi sono trovata in quella situazione e spero di non viverla mai più. Se invece dovessi scegliere un brano che mi rappresenta direi ‘Magic view’, che parla del mio trasferimento a New York, dell’atmosfera che vivi quando ti trasferisci in una città fantastica con l’amore al tuo fianco.

E’ una canzone davvero romantica e mi identifico in pieno”, afferma la cantante. La Birch non aveva tra i suoi progetti la carriera musicale, è stato il destino ad aprirle questa strada: “Non ho mai pensato di fare la cantautrice, è capitato. Da piccola prendevo lezioni di piano per volere di mia madre, quando mi sono trasferita a New York ho cominciato con il conto e mi sono messa a comporre.

E’ successo tutto in modo molto naturale. Ho sempre ascoltato musica da bambina, specialmente i grandi classici. Se devo essere sincera non mi identifico in nessun artista in particolare, ma sono ispirata da molti cantanti come da John Lennon, Burt Bacharach, Paul McCartney, Nina Simone, Patti Smith e Kate Bush: anche Michael Jackson è stato fondamentale per me, un grande cantante e un gran professionista.

Prendo un po’ da tutti i generi che mi piacciono per ispirarmi. Ad essere sincera mi piacerebbe collaborare con vari artisti, non con qualcuno in particolare. Non escluderei a priori un sodalizio artistico con un rapper, adoro i beat, o con un dj, amo la musica dance. Non precludo niente, ogni genere musicale ha da offrire qualcosa”.

Per quanto riguarda la dmensione live, Diane gradisce molto il contatto con il pubblico e l’atmosfera intima che si crea durante i suoi concerti: “Suonare dal vivo è eccitante perché posso rendermi conto delle reazioni del pubblico in tempo reale, quando le persone ascoltano l’album a casa non posso sapere cosa provano.

E’ bello poter guardare negli occhi il mio pubblico, riconoscerne i volti, vederne i sorrisi quando suoni. Nei pezzi più ritmici poi ho la possibilità di scuotre i miei capelli mentre sono al piano. Suonare dal vivo mi regala bellissime emozioni davvero”

Diane Birch

Diane Birch nasce il 24 gennaio 1983 nel Michigan. Figlia di un pastore avventista, passa i primi anni della sua vita in giro per il mondo al seguito del padre, con pochissimi contatti con la cultura popolare.

Rientra in America all’età di 11 anni e si stabilisce a Portland, città che lascia appena possibile per stabilirsi a Los Angeles, dove tenta fortuna come pianista (ha studiato lo strumento fin da piccola). Dopo essersi fatta notare su MySpace come autrice ed interprete, si trasferisce a New York nel 2007, dove firma un contratto discografico con la S-Curve.

Il suo disco di debutto BIBLE BELT esce nel 2009 in America, e vede la partecipazione, tra gli altri, di Lenny Kaye (storico membro del Patti Smith Group). Lo scorso 15 marzo è stato pubblicato in Italia. 

Fonte rockol.it)

http://www.myspace.com/dianebirch

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