Vasco e “Domani è domenica”…

Pubblicata da Emi Music, Tracks 2 a cui è allegato anche un DVD, arriva a sette anni dalla pubblicazione della prima raccolta di brani di Vasco, ed è supervisionata da Guido Elmi.

Nel cd tre brani nuovi e poi “tutte quelle canzoni sparse qua e la”, come le ha definite lo stesso Vasco, eseguite durante i concerti e mai entrate a far parte di una compilation. Insomma canzoni introvabili, ‘da collezionisti’. Gli inediti sono in realtà le canzoni che Vasco ha scritto nell’ultimo anno a Los Angeles. Ovvero: ‘Ho fatto un sogno’, ‘Sto pensndo a te’, e ‘Ad ogni costo’ (nuova edizione di ‘Creep’ dei Radiohed, che compare nella playlist dei concerti indoor).

Sulle tracce di un Vasco meno conosciuto, da De André a Battisti; le rarità, invece, sono quei brani eseguiti una sola volta come: ‘Un ragazzo di strada’ (dei Corvi) che Vasco ha ripescato a sorpresa per il concerto del 1 Maggio 2009; ‘Il tempo di morire’, di Battisti, eseguita soltanto una volta, nel 1996 al Mugello. Al ritratto di Vasco cantautore si aggiunge anche la versione acustica di ‘Sally’.

A chiudere la raccolta ‘Amico fragile’ di De André, interpretata una sola volta a Genova, a un anno dalla scomparsa del cantautore. Nel DVD allegato, infine, l’ultimo tour europeo del 1996. A tredici anni da allora Vasco torna in Europa con la serie di concerti ‘Europe Indoor’, partiti a ottobre da Pesaro. (fonte ANSA)

Nato il 7 febbraio 1952 a Zocca, una tranquilla località sull’Appennino a metà tra Modena e Bologna, il più famoso e celebrato rocker italiano deve il suo nome al padre Giovanni Carlo, camionista, che, desideroso di onorare un compagno detenuto con lui in Germania, chiamò il figlio con lo stesso nome. La madre di Vasco, Novella, si è sempre occupata della casa, mentre il babbo girava l’Italia in lungo e in largo con il suo camion.

Come ha cantato in una sua celebre canzone (“Voglio una vita spericolata”), Vasco non è mai stato una persona facile, adattabile alle convenzioni esterne o capace di seguire degli schemi. Ribelle e con una gran voglia di esprimere la sua vena creativa, nel 1972, in piena contestazione studentesca, comincia a interessarsi di teatro sperimentale ma, convinto di dover proseguire gli studi a tutti i costi, si iscrive alla Facoltà di Pedagogia dell’Università di Bologna.

Ben presto, però, si rende conto che tra questa facoltà e la sua propensione per la musica c’è una bella differenza (nel dicembre del 1965, fra l’altro, aveva vinto il concorso canoro “Usignolo d’oro” con la canzone “Come nelle fiabe”), ed è una differenza che può segnare il suo grado di felicità.

Decide quindi di lasciare per seguire il suo istinto, tuffandosi così in un’altra esperienza che si rivelerà fondamentale per la sua carriera artistica: quella delle “radio libere”.

Nel 1975, infatti, assieme ad un gruppo di amici fonda una radio libera che lo qualifica, fin da subito, come apprezzato dee-jay in Emilia Romagna, in parte del Veneto e della Lombardia. Dentro di sé, però, sogna di fare il cantautore, tanto che nel segreto della sua stanza compone testi e canzoni, le stesse che poi diventeranno patrimonio comune di un’intera generazione. Timidamente, dunque, comincia a farsi conoscere anche con proprie produzioni, dando libero sfogo a tutto il materiale che teneva celato in un cassetto.

Finalmente, nel giugno 1977 la Jeans pubblica il suo primo 45 giri, “Jenny e Silvia” mentre, l’anno dopo, ecco comparire il primo album, intitolato “Ma che cosa vuoi che sia una canzone”, passato purtroppo quasi inosservato (il disco è però prodotto in sole 20 mila copie e distribuito nella sola Emilia). Anche il secondo 33 giri, “Non siamo mica gli americani”, trova una certa difficoltà ad affermarsi nonostante contenga una “perla” come “Albachiara”, una tra le più belle canzoni d’amore degli ultimi anni.

Lentamente, però, il pubblico comincia ad abituarsi allo stile di Vasco e a capire il valore delle sue canzoni. E’ proprio la mitica “Albachiara”, nel corso del ’79, che gli regala l’ebrezza della ribalta, quando la presenta allo storico “Bussoladomani” di Viareggio. Seguiranno “Colpa d’Alfredo” (1980) e una serie di tour con la “Steve Rogers Band” per tutta la Penisola.

Intanto, grazie alla nuova notorietà acquisita e ad uno stile di vita non proprio irreprensibile, fioccano le prime critiche, non tanto alla sua musica, ma a come si comporta fuori dalla sala di incisione. L’indice è puntato sui suoi eccessi con l’alcol, con la droga, sul suo comportamento scapestrato e chi più ne ha più ne metta.

Vasco non può che rispondere con la sua arte, l’unica arma che ha a disposizione. Eccolo allora pronto a tornare a confrontarsi con il mercato con il quarto album, “Siamo solo noi”, un’espressione che a dir poco è diventata un inno. L’anno dopo partecipa al suo primo Festival di Sanremo con “Vado al massimo” (1982), pezzo che dà il titolo al suo quinto album.

La kermesse del Festival sanremese lo vede protagonista di nuovo nel 1983 quando Rossi esegue “Vita spericolata”, un altro pezzo emblematico della sua carriera e di quello che Vasco rappresenterà anche a livello di immaginario collettivo.

E la vita spericolata di Vasco non si limita solo ai brani di una canzone, se dobbiamo dare retta ai due incidenti automobilistici da cui esce miracolosamente illeso. Chiunque tirerebbe un sospiro di sollievo e si metterebbe a meditare ma lui no, lui realizza “Va bene, va bene così”, un amaro e disilluso canto all’amore, una canzone che è anche una struggente capacità di testimoniare la rassegnazione emotiva nei confronti di una donna amata.

I guai con la giustizia non smettono però di tormentarlo, tanto che arriva ad essere arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti. Ma sembra che le prove non facciano altro che fortificarlo e donargli vèrve creativa, se è vero che poco dopo escono due delle sue realizzazioni migliori, “Cosa succede in città” (1985) e “C’è chi dice no” (1987). Nel mezzo, un evento felice: la nascita del figlio Davide. Seguono “Liberi liberi” (1989), etichettato EMI, e l’immortale “Fronte del palco” (1990) presentato live al San Siro di Milano e al Flaminio di Roma in un tripudio di folla.

La nascita di Luca, il secondo figlio, lo ispira per la realizzazione di “Gli spari sopra” (1993), il suo ormai tredicesimo lavoro. I fan club del cantante nascono come funghi, così come cresce a dismisura la sua popolarità. Incassati ben dieci dischi di platino dalla EMI per l’ultimo lavoro, Vasco si prende finalmente una meritata pausa, da cui riemerge con un altro apprezzatissimo album “Nessun pericolo per te”.

Un titolo che nei soli primi cinque giorni, vende 400.000 copie, una sorta di miracolo per un cantante italiano, in un Paese malato di esterofilia. “Canzoni per me”, ancora targato EMI, è del ’98, “Rewind” del ’99, tutti successi da top ten.

A nove anni di distanza del suo primo approdo in libreria con “Diario di bordo”, il rocker italiano propone nel giugno del 2005 una raccolta di tutte le sue canzoni, riviste e commentate di suo pugno. Un libro – cui si aggiunge un DVD – dedicato ai tanti fan, dal titolo Le mie canzoni.

Desideroso di fare il punto della sua carriera nel 2002 Vasco ha pubblicato “Tracks”, la sua prima antologia ufficiale, rivelatasi un vero e proprio Boom nel mercato discografico nazionale, a cui sono seguite poi altre raccolte, remasterizzazioni, collaborazioni, sponsorship, e gli album “Buoni o cattivi” (2004), “Sensazioni forti” (2007), “Il mondo che vorrei” (2008).

Biografia tratta da www.biografieonline.it

E negli anni’80, il pupillo di Vasco Rossi era Valentino

Il fascinoso giovane Valentino, nel 1983 interpretò una canzone prodotta e scritta per lui da Vasco: “Domani è domenica”, lanciata al Festivalbar.  Il successo fu tiepido e seguì a “Strappacuore” (’81) e bissato con “Notte di luna” (Sanremo’84) e “Iena” (Festivalbar’85).

Alex Simone

http://video.libero.it/app/play?id=a79d02395dbc83319ca86fa66144acf5 (video di Valentino)

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