Il Rettore della canzone: biografia di un’icona degli anni’80

Personaggio fuori dalle righe, ironica e trasgressiva, raro esempio di cantautrice italiana, Donatella Rettore resta l’icona di un periodo particolare della storia musicale del nostro paese. Una carriera che la vide tra le stelle della hit parade, ma che che culminò soprattutto nel concept “Kamizaze rock’n’roll suicide”, “scheggia impazzita” nel panorama musicale italiano mainstream dei primi anni Ottanta. La tv italiana inizia a trasmettere a colori nel 1977.

Quell’anno Donatella Rettore si presenta al Festival di Sanremo con “Carmela”, canzone intrisa di riferimenti politici alla rivoluzione spagnola. Sì, perché pochi lo sanno, ma il percorso di Rettore non inizia con “Splendido splendente”, suo primo singolo di successo, ma addirittura nel 1973, e per qualche anno prosegue con dischi, oggi ricercatissimi, che si inseriscono nel filone cantautorale tipico di quegli anni, trattando spesso temi di denuncia sociale.

La svolta arriva nel 1978, quando diventa semplicemente Rettore e si impone, con un look aggressivo e alla moda, con il 45 giri “Eroe”: da lì inizia un nuovo percorso, con una nuova etichetta discografica (la Ariston) e una lunga serie di comparsate nelle trasmissioni delle prime tv private lombarde, da Antenna 3 a TeleMilano. Ripensandoci oggi, sembra quasi che la Rettore pre-1978 sia un’artista in bianco e nero, così come lo erano la musica, gli artisti, il costume di quegli anni: sobri, dimessi, uniformati. Il passaggio dal b/n al colore è qualcosa di più di una semplice novità tecnologica: è l’austerità contro il consumo, la povertà contro il benessere, il vecchio contro il nuovo, e Rettore sembra essere addirittura la prima in Italia a capirlo e a costruirsi un’immagine e un look che sarebbe stato superfluo senza la bellezza del colore e la libertà delle tv private.

Jacquette del 45 giri "Io ho te", hit estiva del 1983

Senza pretese di rigore, se scorriamo i vincitori delle edizioni del Festivalbar degli anni di poco precedenti alla rivoluzione del colore, scopriamo che sono tutti artisti, appunto, “da bianco e nero”: Drupi, Claudio Baglioni, Gianni Bella, Gli alunni del sole… mentre nel 1979 (quando il colore si era ormai imposto anche nelle case, con l’acquisto degli appositi televisori) i vincitori Alan Sorrenti e Ivan Graziani sembrano già far parte della nuova era, così come Miguel Bosè (vincitore nel 1980) e la stessa Rettore nel 1981. Stiamo parlando di esempi italiani perché invece negli Usa, per esempio, la tv a colori esisteva addirittura fin dal 1956, o in Germania e in Francia dal 1967: e d’altronde non è forse vero che sarebbe difficile immaginare artisti come David Bowie o i Kraftwerk in una nazione dove il bianco e nero è ancora la norma?

Forse è questo il segreto del successo di Rettore, che durò almeno fino al 1983: aver anticipato, almeno in Italia, ciò che sarebbe stata una delle parole d’ordini dei famigerati anni 80, ovvero l’immagine prima di tutto, colmando un grave ritardo che resta un’anomalia del nostro paese, che potrebbe essersi riflessa (causa o conseguenza? chissà…) anche sulla musica. Conclusa questa digressione, veniamo alla musica e ai dischi: nel 1979 Brivido divino è il primo di una trilogia in cui il titolo del disco è dato dall’unione di due titoli di canzoni (in questo caso “Brivido” + “Divino divina”) e i brani sono buoni esempi di pop, con qualche eco della disco-music, divertito e divertente, fracassone quanto basta.

Uno di essi, “Splendido splendente”, sarà un successo eccezionale, in Italia e in Europa, nonostante un testo tutt’altro che disimpegnato: tratta dell’identità sessuale e della chirurgia plastica, che in quegli anni non erano certo temi dibattuti fino alla nausea come oggi (“…anestetico d’effetto e avrai una faccia nuova/ grazie a un bisturi perfetto, invitante, tagliente… Come sono si vedrà/ uomo o donna senza età/ senza sesso crescerà/ per la vita una splendente vanità”). Ma anche il resto del disco, tra l’altro stampato su vinile completamente rosso, è giocoso ma riflessivo, orecchiabile ma intelligente: in Italia era raro trovare qualcosa del genere nell’ambito mainstream.

Magnifico delirio, dell’anno successivo, contiene innanzitutto un altro singolo di enorme successo, “Kobra”, giocato su un doppio senso talmente celato da non venire quasi notato (“Il kobra non è un serpente/ ma un pensiero frequente/ che diventa indecente/ quando vedo te … Il kobra si snoda, si gira m’inchioda/ mi chiude la bocca, mi stringe e mi tocca”). Ma molto più divertenti e riusciti sono altri brani, a cominciare da “Delirio”, con voci effettate, cori pseudolirici, archi impazziti, passando per “Gaio”, un testo assolutamente non-sense e surreale, forse riferito all’omosessualità (“Scotta la pista di plastica rossa/ Gaio saltella e si prende la scossa… Gaio, che beve le sue ore col cucchiaio/ Gaio, che perde il suo calore sotto il saio”), che sfiora, e forse supera, il demenziale. Per non parlare di “Benvenuto”, altro scabroso doppio senso, allora censurato dalla Rai (“…Benvenuto uomo/ in gola e nel palato”), e di tutte le altre canzoni che, grazie a una spruzzata di elettronica e a coraggiosi arrangiamenti orchestrali, fanno di Magnifico delirio un disco ancora oggi piacevolmente ascoltabile. Meno riuscito, nel complesso, è Estasi clamorosa, datato 1981, fatta eccezione per “Donatella”, singolo ska trascinante e ballabile, dal testo indimenticabile (“Non capisco perché/ tutti quanti continuano insistentemente/ a chiamarmi Donatella … Lavati i fanali per favore/ cerca finalmente di imparare/ qui c’è scritto solo Miss Rettore … Donatella c’è stata ma non chiederlo a me/ s’è strippata suonata s’è impiccata sul bidet”). Il resto è decisamente inferiore ai dischi precedenti, compresa “Remember”, scritta appositamente da Elton John. Assolutamente imperdibile, invece, è Kamizaze rock’n’roll suicide, del 1982. Conclusa la trilogia, Rettore alza il tiro e, tastando durante un viaggio a Londra l’atmosfera nel periodo della guerra delle Falklands, confeziona un concept-album sul suicidio, la guerra e la cultura giapponese. Proprio per il difficile tema trattato, il disco ottiene, almeno in Italia, molto meno successo dei precedenti: si tratta di un tentativo di sdrammatizzare un argomento difficile, ma forse in anticipo sui tempi.

Certo, c’era stato il punk, per esempio, ma non bisogna dimenticare che Rettore è un’artista “per tutti”, che ha grande popolarità e frequenta regolarmente la televisione: a livello popolare, un disco come questo, con testi scherzosi ma difficili, era un’oasi nel deserto. Parlando delle canzoni, davvero ci si stupisce dell’evoluzione musicale che permette a Rettore di passare da un pezzo scatenato come “Lamette” a una straziante ballata con il solo accompagnamento del pianoforte come “Giulietta”. “Lamette” è stato un singolo di grande successo, sebbene leggendone il testo ci si stupisca: “Dammi una lametta/ che ti taglio le vene/ ti faccio meno male del trapianto del rene”, “Senti come affetta questa lametta/ da destra verso il centro” non sembrano versi da hit-parade, eppure quell’anno sono sulla bocca di tutti e passano ripetutamente in radio e in tv, dove Rettore sfoggia un look da perfetta kamikaze. “Oblio” è un’altra canzone che non penseremmo di trovare in un disco pop, mentre le altre, come “Karakiri” e “Sayonara”, contengono numerosi riferimenti alla cultura giapponese, tanto che all’interno del disco è riportato un dizionarietto con i termini più oscuri.

Insomma, senz’altro ogni tanto pecca d’ingenuità e senz’altro non si tratta di un disco d’avanguardia, ma Kamizaze rock’n’roll suicide è un piccolo capolavoro della musica italiana, ingiustamente dimenticato e sottovalutato, quando meriterebbe attenzione, non foss’altro per il fatto di essere una “scheggia impazzita” nel panorama musicale italiano mainstream di quegli anni. Purtroppo, resta anche l’ultimo disco davvero riuscito di Rettore, che nel 1983 passerà dalla Ariston alla Cgd e successivamente alla Ricordi, ma inciderà dischi mediocri, lontani dai quattro Lp che le hanno dato la popolarità. L’ultima uscita discografica è il cd/dvd antologico Stralunata, che raccoglie 36 pezzi fra canzoni e filmati.

Personaggio fuori dalle righe, per certi versi anticipatrice delle trasgressioni di Madonna che verranno qualche anno più avanti, ma anche uno dei rari esempi di cantautrici italiane (tutti i testi sono scritti da lei), Rettore resta ancora oggi l’icona di un periodo particolare del nostro paese, dove c’era maggior voglia di trasgredire e divertire, di non omologarsi e di lanciare tematiche tabù, in un modo completamente diverso da quello a cui si era abituati.   Davide Bassi

Il grande successo della Rettore culminò fra il ’79 e l’85; durante questi anni Loredana Bertè, Viola Valentino, Alice e Marcella, furono le sue principali antagoniste

http://video.libero.it/app/play?id=7687c4e6ecf33f4e5ce9f823de2b5a93 (video di “Kobra” – Rettore)http://video.libero.it/app/play?id=ef3d608d1586eb3ef078f39b27cd76cf (video di “Splendido splendente” – Rettore)

 
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3 thoughts on “Il Rettore della canzone: biografia di un’icona degli anni’80

  1. Non è vero che “Estasi clamorosa” era poi così inferiore rispetto ai dischi precedenti, pezzi come “Diva”, “Estasi”, “Meteora” e “Mamma” (oltre ovviamente al già citato 45 giri di punta) sono semplicemente stupendi ed originalissimi. “Kamikaze… ” io invece lo trovo geniale nell’idea ma poco approfondito negli arrangiamenti (mi dà l’idea di essere satto un disco registarto in fretta e furia). Nell’articolo andavano anche citate “This time” e “Io hote”, ultime due perle prima del periodo buio e meno ispirato di Donatella (che rimane tale tutt’oggi).

    • Concordo Estàsi clamorosa lo trovo stupendo,Gotta go è bellissima , Verrò, ma poi Diva ed Estasi sono magnifiche!!!!
      È tra un po’ comprerò il THE BEST OF THE BEAST con i pezzi riarrangiati!!! Ciaoooo

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