Sanremo 2010: traccia dopo traccia, Nicolas Bonazzi ci racconta il suo album “Dirsi che è normale”

 “Questo album è un piccolo assaggio delle emozioni che ho raccolto nel corso degli anni. Scrivere ha sempre rappresentato un modo di tenere il diario di viaggio della mia vita, appuntando e mettendo in musica le piccole grandi emozioni di ogni giorno.

Dirsi che è normale è’ un pezzo molto intimo a cui sono molto legato. E’ stato scritto a New York, nato di getto in un momento qualunque in cui ho imbracciato la chitarra. Parla della quotidianità dell’amore, che è fatta anche di silenzi, di sguardi, di parole mancate o pretese, di piccole incertezze. Ascoltare e farsi sentire sono i capisaldi del dialogo dei sentimenti, che spesso non trova le parole. E tutto sommato, nella metamorfosi costante degli stati d’animo, ciò è normale. Ed è rassicurante saperlo.

Con ogni fibra è uno dei miei pezzi preferiti. “A mani nude, a labbra tese….” , il desiderio e la sensualità nell’assenza e nel ricordo.  La distanza di una persona lontana diventa un ponte per la fantasia, si nutre del ricordo e delle impressioni vive dell’ultimo incontro. Il tempo scandisce la mancanza e il countdown per il ricongiungimento dei sensi, per la comunione delle anime, verso altitudini di passione sempre maggiori.

5 semafori: soltanto 5 semafori dividono due amanti. L’attesa, il desiderio, la fretta di riaversi: quanto di più snervante ed eccitante possa esistere. Il piede sull’acceleratore, il gioco di freni sull’istinto e la marcia inserita in un costante bilanciamento della propria passione, una prova di autocontrollo nella consapevolezza di riabbracciarsi in pochi minuti. “5 semafori e sono da te”:  una promessa, una sfida, quasi una minaccia. Perchè sarò all’altezza della situazione e saprò spiegarmi bene, senza giri di parole. Semplicemente amando.

New York: a New York le notti sono magiche, non vogliono mai finire. Riservano incontri che sono come porte socchiuse sull’Universo e che lasciano intravedere orizzonti di possibilità, scorci di infinito. Ho scritto questo brano masticando i marciapiedi per tornare a casa all’alba, dopo una notte d’amore. Amore verso la Grande Mela, che mi ha regalato così tanta vita, così tante emozioni.

Fuori tempo è un pezzo leggero, distaccato, che esprime un certo sano egoismo di autodifesa, necessario per andare avanti quando una storia finisce, e per il bene di entrambi bisogna farsene una ragione al più presto, voltare pagina, intraprendere un nuovo corso di vita. Quando si arriva alla consapevolezza che la strada comune è arrivata al termine, è già tardi. Siamo già fuori tempo, e ogni minuto ulteriore è un minuto rubato alla strada della libertà, della vita, delle possibilità. Testo

Non è pianeta per noi, l’ho scritto pensando a tutte le relazioni difficili, non approvate, non convenzionali. Una sorta di attuale Romeo e Giulietta del terzo millennio. Romeo protegge il suo amore da un’umanità in squallida decadenza; è disgustato dal gossip, dalle parole facili, dalla superficialità e dall’ipocrisia di chi è sempre pronto a puntare il dito contro. Tutto intorno si muove come in un reality show, dove esiste un pubblico che riesce a trarre forme di godimento dall’esposizione della sofferenza altrui. I suoi sentimenti però non sono fiction, sono realtà, e per salvarne la purezza e l’autenticità è necessario portarli al riparo da tanta desolazione, in un posto infinitamente lontano. Testo

Non ti scordar mai di me: cover acustica che avevo già sperimentato per gioco su youtube, registrata nel ristorante dei miei genitori. Mi piace l’idea di riproporre un pezzo già noto sperimentando nuove chiavi interpretative, è una dimostrazione del fatto che l’univocità dei punti di vista è una pericolosa illusione, e che la vera risorsa è la differenza tra le nostre visioni.

Baby can I hold you è uno dei brani più belli di Tracy Chapman. Non potevo non pagare tributo ad un’artista che mi ha insegnato così tanto. Abbiamo  scelto di pubblicare una registrazione imperfetta, ruvida e cruda -fatta sul treno- per la densità emotiva di un momento non ufficiale, unicamente guidato dall’urgenza espressiva.”

Nicolas Bonazzi


Nicolas Bonazzi è nato a Bologna. Vive in Italia ma appena gli è possibile vola a New York, dove periodicamente si rifugia in cerca di ispirazione e contaminazione artistica per la sua musica. Appassionato di arte e talento e affascinato dal potere espressivo della voce, a 14 anni imbraccia la sua prima chitarra, cominciando a mettere in note le piccole grandi questioni del suo quotidiano. Con il gruppo Sonus inizia a 17 anni ad esibirsi in numerosi locali del bolognese, per proseguire da solista con cover ispirate alla tradizione blues e soul.

Per continuare a coltivare questa sua passione e mantenersi negli studi, si improvvisa cuoco nel ristorante di famiglia. Nicolas ha conseguito la laurea specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università di Bologna.

Scrive la musica di tutte le sue canzoni (“Vorrei metter dentro un po’ di tutto, dal rock ‘spinto’ al soul”).

“Ho dovuto prendere confidenza con la mia voce in modo molto riservato e graduale, fino a sentire che mi apparteneva davvero. Ora continuo a scrivere e vocalizzare senza tregua, filtrando esperienze, emozioni, desideri, ricordi. Mettere in musica ciò che sento è mia necessità, abitudine, volontà e insieme terapia contro ogni genere di male. Per questo, non credo riuscirei a farne a meno”. Nicolas

Il brano presentato al Festival di Sanremo “Dirsi che è normale” e le altre sette tracce del disco, sono scaricabili su www.itunes.com

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a7a0cb94-f0d5-483c-ac00-bb640a8e480d.html?p=0 (Esibizione di Nicolas sul palco del Teatro Ariston di Sanremo)

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