Verde di tutto…

Sul piano fisiologico il colore verde rappresenta la “tensione elastica”. Sul piano psicologico, la volontà nell’azione, la perseveranza, la tenacia. Il verde esprime dunque la fermezza, la resistenza ai cambiamenti, la costanza nei punti di vista, ed attribuisce un grande valore all’ Io in tutte le forme di possesso e di autoaffermazione; il possesso accresce la stima e la sicurezza di sé. Il verde corrisponde simbolicamente alle sequoie maestose, quindi ad un temperamento austero ed autoritario. La sua percezione sensoriale è l’amarezza, il suo contenuto affettivo la fierezza.

Il peperone (Capsicum annum) è un ortaggio proveniente dall’America del Sud che ha fatto la sua comparsa sulle tavole europee nel XVI sec. Secondo alcuni studiosi il centro di partenza della diffusione di questo vegetale è il Brasile, secondo altri la Giamaica. La coltivazione delle numerosissime varietà di peperone è largamente diffusa a livello mondiale (ben 1,26 milioni di ettari), in Asia, America centromeridionale, Africa ed Europa.

Il peperone è una bacca carnosa verde, gialla o rossa; all’interno del quale si trova la capsicina, un alcaloide che conferisce a questo ortaggio il caratteristico sapore piccante. La caratteristica principale del peperone è il suo elevato contenuto di vitamina C; a parte questo, non presenta altri vantaggi nutrizionali, se non il basso contenuto calorico che lo rende adatto alle diete dimagranti.

Le varietà dolci sono ultimamente quelle preferite dai consumatori, per la migliore digeribilità e appetibilità.
Capsicum L. è un genere di piante della famiglia delle Solanaceae, originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Oltre al noto peperone, il genere comprende varie specie di peperoncini piccanti, ornamentali e dolci.
Secondo alcuni, il nome latino “Capsicum” deriva da “capsa”, che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto (una bacca) che ricorda proprio una scatola con dentro i semi. Altri invece lo fanno derivare dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che “morde” la lingua quando si mangia.

La capsaicina provoca dolore e infiammazioni se consumata in eccesso, e può addirittura causare vesciche da ustione, se in alte concentrazioni (i peperoncini habanero, ad esempio, sono raccolti con i guanti). Rappresenta anche l’ingrediente principale nello spray al pepe, usato come “arma non letale”.

Peperoncino verde piccante della varietà poblado

Il frutto viene consumato fresco, essiccato, affumicato, cotto o crudo. Oltre alla sua capacità di bruciare il palato, si utilizza anche per aromatizzare, nonché per fare salse piccanti. Nelle specie piccanti, la capsaicina si concentra nella parte superiore della capsula, dove ci sono ghiandole che la producono, diffondendosi poi lungo la capsula. Al contrario di quanto si crede comunemente, non sono i semi, ma la membrana interna, la placenta, che contiene la maggior parte di capsaicina: quindi è quasi inutile togliere i semi per ridurre la piccantezza del frutto, mentre è consigliabile togliere la placenta.

In Italia il peperoncino è ampiamente usato e alcune regioni ne hanno fatto la base dei propri piatti regionali, come la Calabria, con la famosa nduja, la Basilicata con il peperone di Senise e in generale tutto il Sud peninsulare.

All’estero il peperoncino è usato molto in Messico (nelle salse, nel chili con carne), in Nordafrica (dove è alla base della harissa), in India, in Thailandia e nelle due Coree. Anche alla cucina  indonesiana e cinese è associato l’uso del peperoncino, sebbene la pianta sia arrivata in Asia solo dopo l’arrivo degli europei.

Pasta giapponese a base di peperoncini verdi, buccia di yuzu e sale.

Una volta macinato il peperoncino modifica l’intensità del gusto: il grado di piccantezza però varia non solo in base alla varietà di peperoncino scelta, ma anche in base al grado di maturazione: infatti più è maturo e più è forte. Alcune varietà di peperoncino sono indicate per il consumo immediato, perché i frutti non si mantengono a lungo. Altre, possono essere invece essiccate e macinate. In questo modo aumenta la concentrazione di capsaicina e dunque la piccantezza. 

La modella australiana Emily Scott, il traslato umano del peperoncino verde piccante

Il peperoncino è un condimento molto popolare, nonostante il dolore e l’irritazione che provoca. Quattro composti del peperoncino, tra cui i flavonoidi e i capsaicinoidi, hanno un effetto antibatterico, cosicché cibi cotti col peperoncino possono essere conservati relativamente a lungo. Questo spiega anche perché più ci si sposta in regioni dal clima caldo, maggiore sia l’uso di peperoncino ed altre spezie.

I peperoncini sono ricchi in vitamina C e si ritiene abbiano molti effetti benefici sulla salute umana purché usati con moderazione ed in assenza di problemi gastrointestinali. Il peperoncino ha un forte potere antiossidante, e questo gli è valso la fama di antitumorale. Inoltre, il peperoncino si è dimostrato utile nella cura di malattie da raffreddamento come raffreddore, sinusite e bronchite, e nel favorire la digestione.

Moltissime tradizioni medicinali popolari usano come rimedio il peperoncino, e la medicina Ayurvedica lo consiglia per il trattamento di ulcere peptiche.                                                         

Riso piccante al peperone verde

INGREDIENTI per 4 persone

300g di riso a chicchi lunghi
2 peperoni verdi
150g di gouda (formaggio olandese) o fontina
10cl di olio d’oliva
60g di burro
1 peperoncino verde
1 pizzico di zafferano
1 cipolla bianca
sale e pepe

Fate rosolare la cipolla tritata nell’olio caldo per 3 minuti, mescolando.
Aggiungete 80cl di acqua bollente, il burro e il riso.
Salate e portate a leggero bollore, mescolando soventemente.
Lavate i peperoni e il peperoncino e aggiungeteli interi al contenuto della pentola.
Coprite con un coperchio e fate cuocere a fuoco basso per 35-40 minuti, senza mescolare.
Togliete delicatamente i peperoni e il peperoncino, e raffreddateli sotto l’acqua fredda, privateli dei semi, affettateli sottilmente e riponeteli nella pentola del riso.
Aggiungete lo zafferano e mescolate delicatamente.
Unite il gouda tagliato a lamelle, mescolatelo per farlo fondere bene, quindi aggiustate di sale e di pepe.
Versate il riso nei piatti da portata e decorate con delle striscioline di peperone tenute da parte precedentemente, e servite subito.

Il Peeling è un trattamento esfoliante che rimuove tutte le impurità dello strato epidermico superficiale stimolando la rigenerazione delle cellule.

Peeling al tè verde

Questo tipo di peeling svolge una duplice azione:
1) purifica la pelle
2) potenzia l’effetto delle creme anti-age, dei massaggi e degli impacchi anticellulite grazie alle sue proprietà antiossidanti, drenanti e leviganti.
Il composto per effettuare il peeling si ottiene mescolando tè verde con sale marino e 1 cucchiaio di miele.
Il trattamento si può eseguire localmente come viso e collo o su tutto il corpo, applicando il composto preparato con frizioni manuali e per un tempo di posa variabile a seconda delle necessità.
L’azione abrasiva e detergente del sale marino associata alle proprietà drenanti, leviganti e antiossidanti del tè verde più quelle nutritive del miele aiutano la pelle a liberarsi delle varie impurità, a perdere i liquidi ristagnanti, a combattere la stati linfatica. 
Dopo le frizioni risciacquare abbondantemente con acqua tiepida e applicare con lievi massaggi un olio di rosa dall’effetto lenitivo e vellutante.

http://www.teatime.it/te_verde-caratteristiche.htm (sito tutto dedicato al tè)

Sorbetto al tè verde

•15 gr di  maccha (tè verde in polvere)
•100 gr di zucchero
•470 ml di acqua
Preparazione:

1.Unisci zucchero e tè verde in una ciotola.
2.Metti l’acqua e il composto in una pentola.
3.Scalda finchè lo zucchero non è sciolto.
4.Metti a bagno la pentola in una ciotola di acqua fredda per raffreddare il liquido a temperatura ambiente.
5.Versa il liquido in un contenitore per congelare e mettilo nel freezer.
6.Mescola il sorbetto ogni 30 minuti o un’ora.
7.Congela finchè il sorbetto non è quasi ghiacciato. Servi in un bicchiere
4 porzioni.

Jacquette dell'album La pianta del tè (1988)

La pianta del tè – Ivano Fossati

Come cambia le cose
la luce della luna
come cambia i colori qui
la luce della luna
come ci rende solitari e ci tocca
come ci impastano la bocca
queste piste di polvere
per vent’anni o per cento
e come cambia poco una sola voce
nel coro del vento
ci si inginocchia su questo
sagrato immenso
dell’altipiano barocco d’oriente
per orizzonte stelle basse
per orizzonte stelle basse
oppure niente.

E non è rosa che cerchiamo non è rosa
e non è rosa o denaro, non è rosa
e non è amore o fortuna
non è amore
che la fortuna è appesa al cielo
e non è amore

Chi si guarda nel cuore
sa bene quello che vuole
e prende quello che c’è

Ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
la pianta del tè.

Verdi note…
Il cantautorato di Claudio Lolli in “L’isola verde”, e di Paolo Conte in “Alle prese con una verde milonga”
La chitarra di Alex Alves in “Verde”
Il rock dei Chocolat in “Le monde est vert”
La romantica “Ver vert vert” di Véronique Sanson http://www.jukebo.es/veronique-sanson/videoclip,vert-vert-vert,suu5z.html

www.greenpeace.it

Weimaraner nel bosco

Servizio a cura di Alex Simone
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